Privacy, deontologia del giornalista. E non si tratta solo di presunzione di innocenza usando un condizionale e via, ma di definire se un accadimento è da considerarsi notizia, quindi di interesse per la comunità, o se appartenga alla sfera privata che quindi ne verrebbe lesa. Risale al ’98 l’entrata in vigore del Codice Deontologico approvato dall’Ordine dei Giornalisti per "il trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica". Dati, nomi, foto, elementi identificativi di una persona, privacy.
Già dal ’90 la Carta di Treviso definiva il diritto di anonimato per i minori che si trovavano al centro di vicende di cronaca. Garantire l’anonimato anche a chi è considerato un soggetto più debole come un malato, un tossicodipendente, ecc. per evitarne la spettacolarizzazione. Purtroppo spesso accade il contrario e quando ci si trova sul giornale le foto del politico di turno con un trans ci si fa un po’ di domande. Aldilà del fatto che magari si tratta di qualcuno che si dice cattolico praticante, se è vero che una notizia è tale perché di interesse pubblico, casi del genere dovrebbero appartenere alla privacy. Ma non in Italia. Ulteriori aggiornamenti recenti alla Carta di Treviso riguardano i nuovi mezzi di comunicazione, nell’intento di stabilire lo stesso rigore “teorico” anche al giornalismo online.
La legge 62 del 2001 sull’editoria estende il giornale online agli stessi obblighi del cartaceo quindi registrazione della testata al tribunale civile. Anche per internet in quanto mass media vale il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Ma quando e se si lede l’intimità del’individuo, per quanto personaggio pubblico, si parla di diffamazione. Via internet può essere molto più dannosa che via stampa perché arriva in ogni parte del mondo e con una durata potenzialmente illimitata. Come avviene per una diffamazione su giornali, radio o televisione, a occuparsi della vicenda, che diventa giudiziaria, è il Tribunale Civile del luogo di residenza della persona lesa. Ma come stabilire l’entità del danno? Per la carta stampata contano la tiratura, la diffusione locale o nazionale, il credito di cui gode e la gravità delle affermazioni. Per Internet ci si basa sui visitatori e il numero viene calcolato anche in base al tempo di permanenza della notizia sul sito. In parte influisce anche la credibilità del sito o giornale online.
E come sono personali i dati lo sono le parole firmate in rete. Si parla di Copyright per tutelarli. Diritti d’autore rispettati spesso solo in teoria, il copia-incolla è molto semplice e rapido e quindi perché chiedere autorizzazioni? È un discorso che non riguarda solo testi, ma si può estendere anche alla musica, ad esempio, ora scaricabile molto facilmente. Garanzie per tutelare l’autore. E per chi invece fa parte della comunità dell’open source? Nasce il Copyleft, ossia una serie di licenze commerciali per tutelare il software libero e impedire che qualcuno se ne impadronisca rendendo quei contenuti privati. Anche il fatto di inserire collegamenti ipertestuali con siti diversi può essere considerato da questi ultimi come un danno. Il surfage linking (ossia il collegamento con la home di un altro sito) o il deep linking (verso la pagina specifica d‘interesse), non sono reati ma possono venire eliminati se i titolari dei siti linkati lo richiedono. Potrebbe essere fuorviante anche per l’utente che si ritrova in un sito magari molto diverso dal precedente, ad esempio con contenuti violenti. Soluzione avvertire, con un disclimer o un frame.
Ma in tutto questo mare di musica scaricata, copia incolla a go-go e chi più ne ha più ne metta chi deve sentirsi seriamente minacciato? È davvero uno svantaggio?
Probabilmente, come sostiene il collettivo Wu Ming: “Se la maggior parte degli editori non si è ancora accorta di questa realtà ed è ancora conservatrice in materia di copyright, è per questioni più ideologiche che mercantili”. L’idea di base è che dato che ci sono supporti diversi e modalità diverse di fruizione, l’editoria non è “a rischio di estinzione". Parlano di rivoluzione tecnologica che ha democraticizzato l’accesso ai mezzi di comunicazione e se “fino a qualche anno fa un masterizzatore di cd lo aveva a disposizione solo una sala d'incisione, oggi ce l'abbiamo in casa, nel nostro personal computer. Per non parlare del peer-to-peer etc. Questo è un cambiamento irreversibile, di fronte al quale tutta la legislazione sulla proprietà intellettuale diventa obsolescente, va in putrefazione”.
Quanti convegni, quante parole al Forum Pa, un progetto che attraverso le expo mira a una tavola rotonda in cui pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini si confrontano. Per parlare. Per proporre ciò che concretamente si può fare in Italia, sia a livello globale, che nelle piccole realtà cittadine. Ma non pensiate si tratti di “convegni "passerella" in cui i politici passano per pochi minuti” , anzi si vuole evitare “ presenze estemporanee ai convegni (parlo e vado via...)”.
Concretezza, pare. Ed ecco una lista di temi con relative conferenze concentrate in una settimana romana. Si parla di e-democracy, e-health, e-inclusion, e-learning, e-procurement e tra le poche parole amiche ho scelto banda larga.
Il 13 maggio si è parlato di banda larga nello specifico di un progetto avviato già dal 2005 a seguito di un accordo tra la Regione Autonoma della Sardegna e il Ministro delle Comunicazioni. Obiettivo creare una velocissima rete telematica con 1300 Km di fibra ottica, in modo da arrivare finalmente a una copertura di tutto il territorio sardo e ridurre il digital divide.
Altro parolone. È una sorta di scarto tra chi si ritiene “tecnologico”, e utilizza tutto ciò che in termini di innovazione gli facilita la vita, e chi invece preferisce forse non complicarsela troppo a leggere le istruzioni. In realtà sono stati fatti molti studi, ad esempio in campo sociologico, per cercare di capire se questo gap potesse portare conseguenze tipo emarginazione sociale, o quant’altro, riducendo il nocciolo del problema a un divario di tipo economico per cui se non ho il cellulare all’ultimo grido è perché non me lo posso permettere. Non per forza è così.
Ma tornando al progetto, utilizzare la banda larga significa riuscire a trasmettere più dati simultaneamente e quindi ad aumentare in modo notevole la velocità.
E progettare di rafforzarla laddove c’è già e farla diramare in tutto il territorio significa maggiore comodità, favorisce lo sviluppo dell’economia regionale con vantaggi sia per le imprese che per la popolazione. Cosa positiva, dato che nelle strategie di inserimento della rete si è sempre privilegiato il centro più popoloso perché potenzialmente più redditizio, estromettendo chi fa qualche centinaio di abitanti.
Risultati nel giro di due anni e per l’anno prossimo si ipotizza una copertura di rete totale, con l’ADSL full per la maggior parte del territorio, e ADSL light per le rimanenti zone.
Il Primo maggio ha visto un neo sindaco sorridente in testa al corteo dell’Ugl. A due giorni dai festeggiamenti con una folla che saluta col braccio destro verso il cielo. Che trema.
Ha visto una moltitudine di giovani saltare, urlare, cantare, bere sulle note di Tiromancino, Elio e le Storie Tese, Subsonica, Caparezza, Linea 77, Tricarico, Max Gazzè, Afterhours, Irene Grandi con Baustelle, Sud Sound System, L’Aura, la All Star Jazz Band con Stefano Di Battista, Giuliano Palma&Company.
E ha visto anche una movimentata puntata di Annozero. Volgari e pesanti parole tra Sgarbi e Travaglio accusato di essere un bugiardo e di fare “disinformazione”.Un clima elettrico difficile da gestire.
Il disappunto del Direttore Rai Petruccioli si accende quando Santoro manda in onda alcuni spezzoni del comizio di Grillo Che ne ha per tutti. Contro Napolitano, per il mancato referendum sulla legge elettorale, ad esempio.
"Il presidente Napolitano dovrebbe essere il presidente degli italiani, non dei partiti. I partiti non ci sono più! Il presidente della Repubblica, 'Morfeo' Napolitano, dorme, dorme, poi esce e monita . Il referendum sulla legge elettorale andava fatto prima delle elezioni non dopo perché farlo dopo è come mettersi un preservativo dopo che si è trombato".
Contro Veronesi, che, secondo il comico genovese, non dice la verità su quanto siano dannosi per l’uomo gli inceneritori. Non gli è conveniente per questioni di affari, ritiene il comico.
“Beppe Grillo dagli schermi della Rai –scrive Petruccioli- ha rivolto insulti inconcepibili e privi di qualunque giustificazione al Presidente della Repubblica, oltre che ad una personalità universalmente stimata come il Professor Umberto Veronesi. Il danno, l'umiliazione e la vergogna che vengono al Servizio Pubblico da questi episodi, sono incalcolabili”
Ciò che ha sdegnato Petruccioli è il fatto che Santoro, nel dare spazio alle dichiarazioni di Grillo, non ne ha preso le debite distanze, mettendo, così, sotto una luce ambigua la Rai stessa.
«A nessuno, quindi neppure a Michele Santoro è consentito confondere la libertà del giornalista e la responsabilità del conduttore con l'appalto, di fatto, della Tv Pubblica a Terzi che ne fanno un uso arbitrario e indecente». Il Il conduttore ribadisce: “Ho fatto come sempre il mio lavoro, con ottimi risultati per l'azienda e portando a termine una trasmissione difficile che ha dovuto sopportare durante il suo svolgimento insulti e provocazioni preordinate”.
Santoro ritiene che fare l’interesse del pubblico non significhi usare la rete pubblica per tenere il microfono ai politici e far dire loro ciò che vogliono, significa anche dare la possibilità di esprimere il proprio pensiero a Beppe Grillo, in quanto “soggetto politico” e quindi in grado di prendersi le proprie responsabilità.
E riportare le dichiarazioni su Napolitano e Veronesi non significa appoggiarle o negarle, significa renderle note agli italiani. “Non riportarle –dice Santoro- avrebbe rappresentato, a mio parere, una grave omissione e una censura. La Rai appartiene infatti al pubblico e non ai partiti e la libertà d'espressione è tutelata dalla Costituzione Repubblicana».
Ma come circola “seriamente” l’informazione? Parola d’ordine rapidità. Forse ad ogni costo..Per sapere con velocità bisogna smanettare su Internet…ma non a caso…e i quotidiani cercano di star dietro a questi ritmi modificando il proprio formato in funzione della praticità, accompagnando agli articoli sempre più immagini (per attrarre l’occhio del lettore) e grafici a go-go.. ma rimandando sempre alla versione on-line
E confrontando in aula informatica la versione on line dei quotidiani più autorevoli sono emerse cose un po scontate e un po no.. Facendo un rapido click su testate on line straniere quanta differenza rispetto a noi! Per gli spazi pubblicitari soprattutto..che per onestà verso l’utente vengono definiti in modo esplicito. Addirittura, sul sito www.rfi.fr, viene titolato come pubblicitario uno spazio dedicato a Moussa Kaka, giornalista rapito in Niger da settembre 2007. In America si tende ad avere un’unica redazione per la testata cartacea e on-line, oltre che per risparmiare, anche perché c’è complementarietà tra le due parti e consapevolezza che l’utente tenda sempre più a consultare prima il web. Le testate italiane più autorevoli registrano un altissimo numero di accessi alla propria versione on-line. Confrontando www.corriere.it e www.repubblica.it l’impostazione della pagina e gli spazi pubblicitari sono simili. In alcuni casi diversa scelta della prima notizia, il Corriere, considerato il quotidiano italiano più autorevole, cerca di rimanere il più possibile obiettivo e distaccato dalle parti politiche. I fatti separati dalle opinioni, si diceva un tempo.. Lo sport piace, e www.gazzetta.it registra un altissimo numero di accessi, perché l’interesse dell’utente non si riduce a meri risultati di una partita: piace leggere il come, la spettacolarizzazione dell’evento. Il tutto farcito con rubriche, GazzaGame, Giochi&Scommesse, GazzaTown, per comprare palloni, magliette & co. Tutti mezzi di fidelizzazione con l’utente. Ma andando al punto più importante: che differenza dovrebbe esserci tra cartaceo e on-line considerando la diversa funzionalità? Il linguaggio. Il linguaggio on-line: semplice, completo e con approfondimenti. Dovrebbe. Si perché nel migliore dei casi si cerca di fare articoli più stringati ma senza grandi differenze. Poi ci sono casi di mescolanza tra cartaceo e web, come ne il www.ilmessaggero.it, in cui accanto alla versione on line c’è il pdf del quotidiano con le notizie del giorno prima. Perché in Italia manca un linguaggio per Internet? Forse perché non viene colta la necessità di crearlo, e di Internet si recepisce solo il mezzo in sé. Lo si percepisce come un qualcosa di personale. Nella maggior parte delle famiglie la fonte più autorevole per accedere alle notizie rimane il giornale, e per l’ultim’ora il Tg. Anche se spesso capita che le testate on-line, aggiornando in continuazione le notizie, ne inseriscano alcune che poi l’utente non ritroverà nella versione cartacea del giorno dopo. Ciò potrebbe essere attraente per l’utente.
Cosa da (o dovrebbe dare) in più la testata on-line? L’interattività, uno scambio con l’utente, che diventa parte della comunicazione. Col cartaceo l’unico modo di creare un rapporto con il lettore un tempo erano le “Lettere al Direttore”. Ora non solo il cartaceo fa continui rimandi alla testata web, ma quest’ultima in alcuni casi da la possibilità di aggiungere commenti all’editoriale. Commenti. Tasto dolente. Si perché la tanto nominata interattività è forse più apparente che reale, visto che le testate precisano che l’utente può mandare commenti, ma la redazione si riserverà il diritto di inserirle o meno. Il linguaggio del giornalismo on-line è quindi ancora giovane e tra facce dubbiose sul domani, il professore ci ha dato una speranza su cui lavorare.
Ore 9 del mattino.. dopo appena quattro ore di sonno sentire parole già per me astruse come digital divided, url & company accresce la mia confusione interiore. In realtà però i temi trattati dal professor Alfonso erano spunti di riflessione.. e più ci rifletto più vado in crisi.
Tantissimi laureati in Scienze della Comunicazione e quanti realmente “arrivano” o almeno fanno qualcosa di attinente? Lo studente medio tende a lamentarsi non a torto riguardo questo corso di Giornalismo tanto nozionistico ma per la pratica.. latitante
Forse per questo non si scrive.. non ci si lancia…e neanche si parla.. ”E voi vorreste fare i comunicatori?” dice il professore. Quando vedo film americani ho l’impressione che lì gli studenti vengano punzecchiati in continuazione e che ci sia una competizione a colpi di interventi in aula.. certo film…ma io non ho mai vissuto una situazione del genere e forse per questo mi faccio mille paranoie prima di fare un intervento.. certo è colpa mia
Comunicare. Pubblico o privato? Comunicare come giornalista? Come commentatore? Come studioso di comunicazione? E poi con quali strumenti? Immagini che sovrastano altre immagini? Oggi per andare a colpo sicuro sugli ascolti basta puntare sul macabro e il telespettatore medio non staccherà gli occhi dallo schermo quando al TG5 si inseguiranno i parenti della vittima, senza rispetto per le loro lacrime.
O si può puntare sull’ultimo calendario della velina di turno, mostrato in tutti i suoi “mesi” da Studio Aperto. Ma non mancherà neanche il video dell’aereo fulminato in America sul Tg1 che altro non era che un aereo giapponese, filmato messo in rete già da due mesi su you Tube.
Vuol dire anche questo fare il giornalista oggi? Dare per forza la notizia anche se è una non notizia? Beh ai tempi lo faceva anche Guareschi quando, a corto di notizie andava in viale Mentana, due calci a un lampione e poi al mattino dopo titolo: “atti di vandalismo da ignoti”.
O fare i fichissimi inviati un tempo speciali? Magari pure da embedded .. vedere e scriverci su, essere onesti e semplici a prescindere dal peso della notizia. Qualcuno diceva: “se ti interessa vai, se no telefona”.
Vorrei scrivere qualcosa di intelligente ma non mi viene in mente niente..
Forse perché scrivere un blog in dieci minuti prima di andare a lezione.. non è il massimo
Forse per non fare l’ennesimo riassuntino finirò per non scrivere granchè.
In più piove e in questa pioggia si riflette il grigio nebbioso delle mie prospettive attuali.. giornalista? Reporter? Scribacchina? Fioraia? Cosa ne sarà di me? Non lo so.
Vi lascio con Lena Biolcati e prometto che la prossima volta troverete qualcosa con un po’ più di contenuto..