domenica, 08 giugno 2008

... la moda è ciò che una persona indossa. Fuori moda è tutto ciò che indossano gli altri.
Esattamente come la volgarità è il modo di comportarsi degli altri. E come le falsità sono le verità degli altri. Gli altri sono proprio tremendi: l'unica società possibile è con se stessi.

O.Wilde
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martedì, 27 maggio 2008

Diritti forse

Privacy, deontologia del giornalista. E non si tratta solo di presunzione di innocenza usando un condizionale e via, ma di definire se un accadimento è da considerarsi notizia, quindi di interesse per la comunità, o se appartenga alla sfera privata che quindi ne verrebbe lesa. Risale al ’98 l’entrata in vigore del Codice Deontologico approvato dall’Ordine dei Giornalisti per "il trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica". Dati, nomi, foto, elementi identificativi di una persona, privacy.

Già dal ’90 la Carta di Treviso definiva il diritto di anonimato per i minori che si trovavano al centro di vicende di cronaca. Garantire l’anonimato anche a chi è considerato un soggetto più debole come un malato, un tossicodipendente, ecc. per evitarne la spettacolarizzazione. Purtroppo spesso accade il contrario e quando ci si trova sul giornale le foto del politico di turno con un trans ci si fa un po’ di domande. Aldilà del fatto che magari si tratta di qualcuno che si dice cattolico praticante, se è vero che una notizia è tale perché di interesse pubblico, casi del genere dovrebbero appartenere alla privacy. Ma non in Italia. Ulteriori aggiornamenti recenti alla Carta di Treviso riguardano i nuovi mezzi di comunicazione, nell’intento di stabilire lo stesso rigore “teorico” anche al giornalismo online.

La legge 62 del 2001 sull’editoria estende il giornale online agli stessi obblighi del cartaceo quindi registrazione della testata al tribunale civile. Anche per internet in quanto mass media vale il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Ma quando e se si lede l’intimità del’individuo, per quanto personaggio pubblico, si parla di diffamazione. Via internet può essere molto più dannosa che via stampa perché arriva in ogni parte del mondo e con una durata potenzialmente illimitata. Come avviene per una diffamazione su giornali, radio o televisione, a occuparsi della vicenda, che diventa giudiziaria, è il Tribunale Civile del luogo di residenza della persona lesa. Ma come stabilire l’entità del danno? Per la carta stampata contano  la tiratura, la diffusione locale o nazionale, il credito di cui gode e la gravità delle affermazioni. Per Internet ci si basa sui visitatori e il numero viene calcolato anche in base al tempo di permanenza della notizia sul sito. In parte influisce anche la credibilità del sito o giornale online.                                                            

E come sono personali i dati lo sono le parole firmate in rete. Si parla di Copyright per tutelarli. Diritti d’autore rispettati spesso solo in teoria, il copia-incolla è molto semplice e rapido e quindi perché chiedere autorizzazioni? È un discorso che non riguarda solo testi, ma si può estendere anche alla musica, ad esempio, ora scaricabile molto facilmente. Garanzie per tutelare l’autore. E per chi invece fa parte della comunità dell’open source? Nasce il Copyleft, ossia una serie di licenze commerciali per tutelare il software libero e impedire che qualcuno se ne impadronisca rendendo quei contenuti privati. Anche il fatto di inserire collegamenti ipertestuali con siti diversi può essere considerato da questi ultimi come un danno. Il surfage linking (ossia il collegamento con la home di un altro sito) o il deep linking (verso la pagina specifica d‘interesse), non sono reati ma possono venire eliminati se i titolari dei siti linkati lo richiedono. Potrebbe essere fuorviante anche per l’utente che si ritrova in un sito magari molto diverso dal precedente, ad esempio con contenuti violenti. Soluzione avvertire, con un disclimer o un frame.
Ma in tutto questo mare di musica scaricata, copia incolla a go-go e chi più ne ha più ne metta chi deve sentirsi seriamente minacciato? È davvero uno svantaggio?

Probabilmente, come sostiene il collettivo Wu Ming: “Se la maggior parte degli editori non si è ancora accorta di questa realtà ed è ancora conservatrice in materia di copyright, è per questioni più ideologiche che mercantili”. L’idea di base è che dato che ci sono supporti diversi e modalità diverse di fruizione, l’editoria non è “a rischio di estinzione". Parlano di rivoluzione tecnologica che ha democraticizzato l’accesso ai mezzi di comunicazione e se “fino a qualche anno fa un masterizzatore di cd lo aveva a disposizione solo una sala d'incisione, oggi ce l'abbiamo in casa, nel nostro personal computer. Per non parlare del peer-to-peer etc. Questo è un cambiamento irreversibile, di fronte al quale tutta la legislazione sulla proprietà intellettuale diventa obsolescente, va in putrefazione”.

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sabato, 17 maggio 2008

Parole ..Parole..Parole

Quanti convegni, quante parole al Forum Pa, un progetto che attraverso le expo mira a una tavola rotonda in cui pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini si confrontano. Per parlare. Per proporre ciò che concretamente si può fare in Italia, sia a livello globale, che nelle piccole realtà cittadine. Ma non pensiate si tratti di  convegni "passerella" in cui i politici passano per pochi minuti” , anzi si vuole evitare “ presenze estemporanee ai convegni (parlo e vado via...)”.

Concretezza, pare. Ed ecco una lista di temi con relative conferenze concentrate in una settimana romana. Si parla di e-democracy, e-health,  e-inclusion, e-learning, e-procurement e tra le poche parole amiche ho scelto banda larga.

Il 13 maggio si è parlato di banda larga nello specifico di un progetto avviato già dal 2005 a seguito di un accordo tra la Regione Autonoma della Sardegna e il Ministro delle Comunicazioni. Obiettivo creare una velocissima rete telematica con 1300 Km di fibra ottica, in modo da arrivare finalmente a una copertura di tutto il territorio sardo e ridurre il digital divide.

Altro parolone. È una sorta di scarto tra chi si ritiene “tecnologico”, e utilizza tutto ciò che in termini di innovazione gli facilita la vita, e chi invece preferisce forse non complicarsela troppo a leggere le istruzioni. In realtà sono stati fatti molti studi, ad esempio in campo sociologico, per cercare di capire se questo gap potesse portare conseguenze tipo emarginazione sociale, o quant’altro, riducendo il nocciolo del problema a un divario di tipo economico per cui se non ho il cellulare all’ultimo grido è perché non me lo posso permettere. Non per forza è così.

Ma tornando al progetto, utilizzare la banda larga significa riuscire a trasmettere più dati simultaneamente e quindi ad aumentare in modo notevole la velocità.

E progettare di rafforzarla laddove c’è già e farla diramare in tutto il territorio significa maggiore comodità, favorisce lo sviluppo dell’economia regionale con vantaggi sia per le imprese che per la popolazione. Cosa positiva, dato che nelle strategie di inserimento della rete si è sempre privilegiato il centro più popoloso perché potenzialmente più redditizio, estromettendo chi fa qualche centinaio di abitanti.

Risultati nel giro di due anni e per l’anno prossimo si ipotizza una copertura di rete totale, con l’ADSL full per la maggior parte del territorio, e ADSL light per le rimanenti zone.

 

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domenica, 11 maggio 2008

Web tv aiutaci tu

Ormai i tempi sono cambiati. Cosa stimola un amante della televisione? Forse vederla sempre, ovunque e comunque. Ed ecco che appare l’ennesima novità, la tv che si vede da Internet. Wow. Colpisce l’utente perché può permette di personalizzare la visione dei contenuti. E si torna a parlare di interattività, quindi scambio, non visione passiva ma possibilità di fare, cambiare, commentare, inviare, insomma entrare.
La tv digitale ha visto un notevole sviluppo e, ormai, tra satellite, digitale terrestre, web tv, dvb-h, siamo circondati. Tecnologie sempre più tecnologiche.
E anche la cara vecchia radio si adegua ai tempi e paradossalmente è forse la più interattiva. Un nuovo modo di diffondere i programmi, con tecnologie digitali: DAB, satellite. E l’ascoltatore può fruirne addirittura dal pc, la web radio permette anche di vedere dentro una radio. Non solo chiamate da casa mail, o sms. E per i nostalgici della radio da passeggio basta un cellulare all’ultimo grido o un mp3.
E vedere la tv via web non stupisce già più.
Pare che il modello con maggiori potenzialità di successo sia l’IPTV ossia Internet Protocol Television. Perché? Perché la vetusta tv via etere non stupisce più, non esprime più lo spirito del tempo. Rimarrà dunque “…un corpo stagnante, senza perdite significative di ascolto (ma con un'emorragia di risorse) e un costante invecchiamento del suo pubblico “(E.Menduni). L’utente va sempre più a cercare un mix di contenuti free e pay. E li trova facilmente dato che, in risposta alla staticità della tv tradizionale, i broadcasters utilizzano le piattaforme digitali per diffondere contenuti di vario tipo, anche di alta qualità. Più l’offerta è segmentata, più è alta la possibilità di rispondere alle esigenze della gente. Con l’IP è possibile per l’utente accedere sia alla pay per view che al video on demand. Questo sviluppo è garantito anche dall’alta diffusione della banda larga e da un continuo abbattimento dei costi di connessione.        
I tempi sono cambiati davvero.
Di generazione in generazione si viene socializzati da media diversi. Una sorta di attitudine che ognuno di noi ha. La nascente tv di Stato l’aveva data alla generazione dei baby boomer, poi ha preso la palla la tv commerciale, fino ad arrivare ai primi smanettamenti su Internet, all’uso con molta non chalance  di dispositivi multimediali portatili e mobili, “videochiamami” e via dicendo. Già il fatto di avere Sky cambia le abitudini di un Paese, e non sarà più per forza domenica.
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sabato, 10 maggio 2008

stratagemmi

Accessibilità, usabilità. La prima una sorta di legge che prevede vincoli su applicazioni grafiche, uso di allegati, file; la seconda si riduce all’utilizzo di quasi sempre gli stessi sistemi free, quindi senza licenza, in modo da risparmiare denaro e, soprattutto, rendersi indipendenti rispetto alle piattaforme delle società internazionali. Due termini che ci interessano per guardare al linguaggio nella comunicazione pubblica. L’obiettivo è dare all’utente i servizi corrispondenti all’istituzione rappresentata.                                                                      

Il linguaggio deve essere pulito, semplice, chiaro, preciso, senza fronzoli o termini  in disuso.                                        

Il modello anglosassone insegna: no agli aggettivi, no ai periodi chilometrici. Un po’ come ci dicevano alle elementari. Il linguaggio non è standard e applicabile indistintamente a contesti diversi, deve essere anzi modellato, “acconciato” per essere il più possibile funzionale all’obiettivo per cui esiste. Generalmente un giornale come L’Unità presuppone una tipologia di lettori con un preciso orientamento politico, o riviste come Anna hanno in maggioranza lettrici dai quaranta.

È il target che caratterizza un giornale, una rivista, un programma tv, un cantante. Ma pensare di esprimersi, di comunicare unicamente per quel target è un errore, non solo per il concetto di chiusura in sé, ma perché contro producente nei riguardi di quella piccola percentuale che è “atipica” rispetto al target. Oltre al linguaggio la struttura, la veste grafica fa la differenza. Perché se è vero che tendenzialmente esiste un target di utenti, è anche vero che per attrarne di nuovi l’abito fa il monaco. Almeno per quei primi secondi in cui ci si sofferma alla visione. Nel caso di un ente istituzionale sia il linguaggio che l’impostazione grafica devono essere fortemente rappresentative di quel tipo di autorità. E, quindi,sul sito www.governo.it non sarebbe certo appropriato trovare una pagina web eccessivamente colorata, sia nel linguaggio che nella grafica. Per mantenere una sorta di decoro, dare un’immagine di austerità, ma non solo. Alcuni colori come un rosso molto acceso possono dare fastidio a chi ha problemi alla vista. È preferibile per le stesse ragioni evitare figure animate, attraggono l’occhio ma sono superflue alla funzione meramente informativa di un sito istituzionale.

Rispetto ai siti dei governi stranieri, quello italiano mi sembra strutturato in modo chiaro e  funzionale con a sinistra lo staff politico, al centro gli ultimi aggiornamenti da Palazzo Chigi, dai Ministeri e sull’azione di governo. A destra spazio agli approfondimenti con articoli e video di eventi recenti come la cerimonia di passaggio di consegne. Il sito del Governo francese www.premier-ministre.gouv.fr
è tendenzialmente essenziale, probabilmente anche per una scelta precisa di risparmio economico. La pagina web inglese www.parliament.uk oltre a  contenere le ultime notizie e i vari link di rimando alle varie strutture politiche, inserisce articoli di interesse sociale ad esempio sulle violenze domestiche. La Germania www.bundesregierung.de punta molto sul personale, o meglio sul creare un rapporto di fidelizzazione con l’utente inserendo articoli di vario tipo, sociale, economico, per rendere più piacevole una pagina generalmente austera.

La comunicazione d’impresa in parte vale lo steso discorso. Si tratta di un tipo di scambio che un’impresa istituisce nell’intento di influire sul comportamento dell’utente. Gioca un ruolo essenziale l’immagine da dare all’utente.

Fidelizzare per avere successo e mantenerlo. Non sempre è il prodotto che parla. Anzi spesso il contorno funge da collante e la fantasia si libera. E diventa necessaria.  Su www.McDonalds.it appena ci si entra parte la musichetta fin troppo propinata. I’m lovin’ it. Una suddivisione in cui la pubblicità dei prodotti è solo una piccola parte del sito. Per l’ultima innovazione pseudo esotica , il panino greco, l’utente può addirittura rivedersi lo spot tv (come se non ne avesse già abbastanza). Poi spazio al concorso: “Siamo alla ricerca degli undici fortunati bambini che il 17 giugno accompagneranno in campo i nostri campioni durante la partita Francia-Italia". Ma la parte più bella è la sezione “La tua opinione per noi è importante?”, dove l’utente ha la possibilità di votare su domande tipo:     
“Dopo aver visito il Virtual Tour dei Fornitori...

·         ho più fiducia in McDonald's

·         ho soddisfatto alcune mie curiosità

·         ora voglio vedere le cucine, dal vivo!

·         non mi comporterò o penserò diversamente"
 
Su quattro possibilità di scelta solo una potrebbe avere una accezione negativa. Un po’ rassegnata a votare su domande tipo: qual è l miglior panino di tutti i tempi? O non c’è Big Mac senza doppio hamburger, mi butto nella sezione “Vuoi lasciarci un commento?”. E dopo avergli detto proprio tutto di me nei dati personali, ancor prima di scrivere il testo chiedono: “Il commento che vuoi lasciare riguarda ... Qualità, servizio, prezzi, nutrizione, complimenti, informazioni, richieste” e allora ci rinuncio..
Tornando al discorso che non sempre è il prodotto in se a portare l’utente al sito, un modello simile al precedente è www.Cocacola.it.  Sono i più svariati motivi per visitarlo, ma poco hanno  a che veder col prodotto in se, con la sua qualità,eccetera. Vuoi diventare una star? Vai sul sito Coca-cola! Vuoi una nuova suoneria per il cellulare? E così via. Per la comunicazione sociale Internet è forse il miglior strumento: non costa, permette di raggiungere ogni angolo del pianeta e per le organizzazioni no profit è perfetto. Qui la parola conta molto. È tutto ciò che viene dato all’utente, considerando anche che non vengono investiti capitali per creare una veste grafica accattivante, musiche particolari, colori sgargianti. Ma essenzialità. Nient’altro che parole per arrivare alla gente.  Paradossalmente c’ è forse più interattività in questi siti. Quell’interattività che tanto si dice faccia la differenza è forse più apparente che reale. Perché spesso l’utente si sente convinto di interagire, di scegliere, di “entrare” in quelle realtà virtuali e vedere e sapere proprio ciò che voleva vedere e sapere. Ma c’è un percorso fatto di immagini accattivanti e continui rimandi a link di ogni sorta, in cui la parola conta pochissimo e, se conta, è solo una vetrina per un gioco di rimandi che convince l’utente che sia quella l’interattività.
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sabato, 03 maggio 2008

Bella ciao

Il Primo maggio ha visto un neo sindaco sorridente in testa al corteo dell’Ugl. A due giorni dai festeggiamenti con una folla che saluta col braccio destro verso il cielo. Che trema.                      

Ha visto una moltitudine di giovani saltare, urlare, cantare, bere sulle note di Tiromancino, Elio e le Storie Tese, Subsonica, Caparezza, Linea 77, Tricarico, Max Gazzè, Afterhours, Irene Grandi con Baustelle, Sud Sound System, L’Aura, la All Star Jazz Band con Stefano Di Battista, Giuliano Palma&Company.                                                                                                      

E ha visto anche una movimentata puntata di Annozero. Volgari e pesanti parole tra Sgarbi e Travaglio accusato di essere un bugiardo e di fare “disinformazione”.Un clima elettrico difficile da gestire.                                                                                         

Il disappunto del Direttore Rai Petruccioli si accende quando Santoro manda in onda alcuni spezzoni del comizio di Grillo Che ne ha per tutti.                                                                                                                                                                                                                                                  Contro Napolitano, per il mancato referendum sulla legge elettorale, ad esempio.                     

"Il presidente Napolitano dovrebbe essere il presidente degli italiani, non dei partiti. I partiti non ci sono più! Il presidente della Repubblica, 'Morfeo' Napolitano, dorme, dorme, poi esce e monita . Il referendum sulla legge elettorale andava fatto prima delle elezioni non dopo perché farlo dopo è come mettersi un preservativo dopo che si è trombato".

Contro Veronesi, che, secondo il comico genovese, non dice la verità su quanto siano dannosi per l’uomo gli inceneritori. Non gli è conveniente per questioni di affari, ritiene il comico.

“Beppe Grillo dagli schermi della Rai –scrive Petruccioli- ha rivolto insulti inconcepibili e privi di qualunque giustificazione al Presidente della Repubblica, oltre che ad una personalità universalmente stimata come il Professor Umberto Veronesi. Il danno, l'umiliazione e la vergogna che vengono al Servizio Pubblico da questi episodi, sono incalcolabili”

Ciò che ha sdegnato Petruccioli è il fatto che Santoro, nel dare spazio alle dichiarazioni di Grillo, non ne ha preso le debite distanze, mettendo, così, sotto una luce ambigua la Rai stessa.                                                                                                                                 

«A nessuno, quindi neppure a Michele Santoro  è consentito confondere la libertà del giornalista e la responsabilità del conduttore con l'appalto, di fatto, della Tv Pubblica a Terzi che ne fanno un uso arbitrario e indecente».                                                                                                                                                                                               Il Il conduttore ribadisce:  “Ho fatto come sempre il mio lavoro, con ottimi risultati per l'azienda e portando a termine una trasmissione difficile che ha dovuto sopportare durante il suo svolgimento insulti e provocazioni preordinate”.                                                                                          

Santoro ritiene che fare l’interesse del pubblico non significhi usare la rete pubblica per tenere il microfono ai politici e far dire loro ciò che vogliono, significa anche dare la possibilità di esprimere il proprio pensiero a Beppe Grillo, in quanto “soggetto politico” e quindi in grado di prendersi le proprie responsabilità.                                                                                            

E riportare le dichiarazioni su Napolitano e Veronesi non significa appoggiarle o negarle, significa renderle note agli italiani. “Non riportarle –dice Santoro-  avrebbe rappresentato, a mio parere, una grave omissione e una censura. La Rai appartiene infatti al pubblico e non ai partiti e la libertà d'espressione è tutelata dalla Costituzione Repubblicana».

 

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venerdì, 02 maggio 2008

Grilliamo...

Torino 25 aprile 2008. Beppe Grillo e il suo V-2 Day trionfano in Piazza San Carlo tra le migliaia di persone. I volantini dicono Libera informazione in libero Stato. Un Referendum per abolire l’ordine dei Giornalisti, il finanziamento pubblico all’editoria e la legge Gasparri.

Cosa c’è che non va nel sistema dell’informazione italiano? Cosa c’è che non va in Italia? Tutto o quasi. “Io dico quello che è ovvio” commenta durante l’intervista concessa a Barbara Serra di Al Jazeera. E aggiunge:” Sai, la Rai non mi ha mai intervistato così. Loro vogliono solo due battute prima dei miei show e basta”.                                                                                

La sua è una lotta per un’informazione libera dai padroni.
Attacca i deputati condannati ed eletti dalle segreterie dei partiti piu che dai cittadini. La sua campagna già dal primo V-Day propoleva: eliminiamo i partiti vero cancro della democrazia!  La società civile sana dovrebbe riappropriarsi della politica. Traccia un quadro del Paese descrivendo un sistema di partiti a frange, in cui ci si unisce per convenienza o non lo si fa per orgoglio, ma si tende sempre meno a rappresentare una ideologia. Il frutto di tutto ciò sono i progetti proposti. Unico scopo: sopravvivere, ma non attraverso il consenso dei cittadini ma con manovre interne a quei grigi edifici in cui si decide su di noi.. Da piazza Maggiore Grillo gridava: Fuori i parlamentari condannati, fuori  i politici di professione!

E ora ha vinto Silvio. Col suo perenne conflitto di interessi tra reti televisive e giornali. E Grillo approfitta della Festa della Liberazione dal Fascismo per gridare no a un sistema di informazione schiavo della politica. Il coro generale della folla urla: VAFFANCULO! Ha fatto tirare fuori agli italiani quel rospo in gola, quella insofferenza verso un sistema politico in parte vecchio e che però domina. Domina l’informazione che invece dovrebbe essere libera. “In Italia per scrivere la verità o per applicare la legge bisogna essere eroi. Molti si scoraggiano, si adeguano, si ritirano. Non ha un futuro un Paese in cui neppure le morti di Falcone, Borsellino e di Livatino scuotono l'opinione pubblica. Non ha un futuro un Paese in cui i condannati si rifiugiano in Parlamento e ci irridono. I giornalisti che ancora danno dignità a questo Paese con la loro voce vanno protetti dagli sciaccalli di regime, dai killer della parola. Nessuno tocchi il soldato Travaglio e chi rischia la sua vita per noi per amore di verità”. www.beppegrillo.it           

Definito dai giornali come una sorta di tempesta, usato dalla stampa di entrambe le parti politiche perché oramai è diventata una questione personale. I media che accusano Grillo di polulismo sono stati i primi ad aver alimentato il suo successo. Per colpa della stampa che non dice, dei TG che “sorvolano”, sempre più italiani tendono ad attingere al suo blog per ottenere informazioni che altrimenti non vengono diffuse. La politica non se ne preoccupa poi tanto, forse aspetta che passi. Ma forse è solo l’inizio.   
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lunedì, 28 aprile 2008

Blog, spot e GazzaGame..

Ma come circola “seriamente” l’informazione? Parola d’ordine rapidità. Forse ad ogni costo..Per sapere con velocità  bisogna smanettare su Internet…ma non a caso…e i quotidiani cercano di star dietro a questi ritmi modificando il proprio formato in funzione della praticità, accompagnando agli articoli sempre più immagini (per attrarre l’occhio del lettore) e grafici a go-go.. ma rimandando sempre alla versione on-line 

E  confrontando in aula informatica la versione on line dei quotidiani più autorevoli sono emerse cose un po scontate e un po no.. Facendo un rapido click su testate on line straniere quanta differenza rispetto a noi! Per gli spazi pubblicitari soprattutto..che per onestà verso l’utente vengono definiti in modo esplicito. Addirittura, sul sito www.rfi.fr, viene titolato come pubblicitario uno spazio dedicato a Moussa Kaka, giornalista rapito in Niger da settembre 2007. In America si tende ad avere un’unica redazione per la testata cartacea e on-line, oltre che per risparmiare, anche perché c’è complementarietà tra le due parti e consapevolezza che l’utente tenda sempre più a consultare prima il web.                                                                                                                                                                                                Le testate italiane più autorevoli registrano un altissimo numero di accessi alla propria versione on-line. Confrontando www.corriere.itwww.repubblica.it l’impostazione della pagina e gli spazi pubblicitari sono simili. In alcuni casi diversa scelta della prima notizia, il Corriere, considerato il quotidiano italiano più autorevole, cerca di rimanere il più possibile obiettivo e distaccato dalle parti politiche. I fatti separati dalle opinioni, si diceva un tempo..                                                                                                                                                                                                           Lo sport piace, e www.gazzetta.it registra un altissimo numero di accessi, perché l’interesse dell’utente non si riduce  a meri risultati di una partita: piace leggere il come, la spettacolarizzazione dell’evento. Il tutto farcito con rubriche, GazzaGame, Giochi&Scommesse, GazzaTown, per comprare palloni, magliette & co. Tutti mezzi di fidelizzazione con l’utente.                                                                                                                                                                                                            Ma andando al punto più importante: che differenza dovrebbe esserci tra cartaceo e on-line considerando la diversa funzionalità? Il linguaggio. Il linguaggio on-line: semplice, completo e con approfondimenti. Dovrebbe. Si perché nel migliore dei casi si cerca di fare articoli più stringati ma senza grandi differenze. Poi ci sono casi di mescolanza tra cartaceo e web, come ne il www.ilmessaggero.it, in cui accanto alla versione on line c’è il pdf del quotidiano con le notizie del giorno prima. Perché in Italia manca un linguaggio per Internet? Forse perché non viene colta la necessità di crearlo, e di Internet si recepisce solo il mezzo in sé.                                                                                                                                                                                                    Lo si percepisce come un qualcosa di personale. Nella maggior parte delle famiglie la fonte più autorevole per accedere alle notizie rimane il giornale, e per l’ultim’ora il Tg. Anche se spesso capita che le testate on-line, aggiornando in continuazione le notizie, ne inseriscano alcune che poi l’utente non ritroverà nella versione cartacea del giorno dopo. Ciò potrebbe essere attraente per l’utente.

Cosa da (o dovrebbe dare) in più la testata on-line? L’interattività, uno scambio con l’utente, che diventa parte della comunicazione. Col cartaceo l’unico modo di creare un rapporto con il lettore un tempo erano  le “Lettere al Direttore”. Ora non solo il cartaceo fa continui rimandi alla testata  web, ma  quest’ultima in alcuni casi da la possibilità di aggiungere commenti all’editoriale. Commenti. Tasto dolente. Si perché la tanto nominata interattività è forse più apparente che reale, visto che le testate precisano che l’utente può mandare commenti, ma la redazione si riserverà il diritto di inserirle o meno.  Il linguaggio del giornalismo on-line è quindi ancora giovane e tra facce dubbiose sul domani, il professore ci ha dato una speranza su cui lavorare.

 

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lunedì, 28 aprile 2008

E voi vorreste fare i comunicatori?!

Ore 9 del mattino.. dopo appena quattro ore di sonno sentire parole già per me astruse come digital divided, url & company accresce la mia confusione interiore.     In realtà però i temi trattati dal professor Alfonso erano spunti di riflessione.. e più ci rifletto più vado in crisi.

Tantissimi laureati in Scienze della Comunicazione e quanti realmente “arrivano” o almeno fanno qualcosa di attinente? Lo studente medio tende a lamentarsi  non a torto riguardo questo corso di Giornalismo tanto nozionistico ma per la pratica.. latitante

Forse per questo non si scrive.. non ci si lancia…e neanche si parla.. ”E voi vorreste fare i comunicatori?” dice il professore. Quando vedo film americani ho l’impressione che lì gli studenti vengano punzecchiati in continuazione e che ci sia una competizione a colpi di interventi in aula.. certo film…ma io non ho mai vissuto una situazione del genere e forse per questo mi faccio mille paranoie prima di fare un intervento.. certo è colpa mia

Comunicare. Pubblico o privato? Comunicare come giornalista? Come commentatore? Come studioso di comunicazione? E poi con quali strumenti? Immagini che sovrastano altre immagini? Oggi per andare a colpo sicuro sugli ascolti basta puntare sul macabro e il telespettatore medio non staccherà gli occhi dallo schermo quando al TG5 si inseguiranno i parenti  della vittima, senza rispetto per le loro lacrime.
O si può puntare sull’ultimo calendario della velina di turno, mostrato in tutti i suoi “mesi”  da Studio Aperto. Ma non mancherà neanche il video dell’aereo fulminato in America sul Tg1 che altro non era che un aereo giapponese, filmato messo in rete già da due mesi su you Tube.                                                                       

Vuol dire anche questo fare il giornalista oggi? Dare per forza la notizia anche se è una non notizia? Beh ai tempi lo faceva anche Guareschi quando, a corto di notizie andava in viale Mentana, due calci a un lampione e poi al mattino dopo titolo: “atti di vandalismo da ignoti”.
O fare i fichissimi inviati un tempo speciali? Magari pure da embedded .. vedere e scriverci su, essere onesti e semplici a prescindere dal peso della notizia. Qualcuno diceva: “se ti interessa vai, se no telefona”.

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lunedì, 21 aprile 2008

Prima puntata

Vorrei scrivere qualcosa di intelligente ma non mi viene in mente niente..

Forse perché scrivere un blog in dieci minuti prima di andare a lezione.. non è il massimo

Forse per non  fare l’ennesimo riassuntino finirò per non scrivere granchè.

In più piove e in questa pioggia si riflette il grigio nebbioso delle mie prospettive attuali.. giornalista? Reporter? Scribacchina? Fioraia? Cosa ne sarà di me? Non lo so.

Vi lascio con Lena Biolcati e prometto che la prossima volta troverete qualcosa con un po’ più di contenuto..

                                          

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